good day-bad day | Rita Casdia

  • Opere
  • Guarda la mostra
  • Biografia Artista

Rita Casdia

Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) 1977. Vive e lavora a Milano

Leggi tutto
next
prev

Con good day – bad day, Rita Casdia ritorna a Palermo con una mostra personale a cura di Agata Polizzi nella nuova sede della Galleria Nuvole (vicolo Ragusi 35). Porta un lavoro complesso, costituito, come è ormai da tempo nella sua ricerca, da un mix di lavori che nella loro interazione costruiscono una forte situazione emozionale: una serie di disegni – Rainbow and Shadows (Arcobaleni e Ombre) di dimensioni variabili; l’installazione House e il video Smather .

good day – bad day è un passo in avanti verso la maturità, uno scavo profondo nella memoria privata, una  riflessione sul legame con la Sicilia, sua terra d’origine, e sulla ferita dell’allontanamento. La memoria è, questa volta più di altre, materia fondamentale su cui l’opera è costruita.

Oltre a nuovi elementi che ne arricchiscono la ricerca, si ritrovano comunque gli elementi caratteristici che hanno fatto di Rita Casdia una degli artisti più interessanti della scena artistica italiana (selezione Premio Cairo 2013, partecipazione alla rassegna Video.it alla Fondazione Merz di Torino, selezione al Premio Ariane de Rothschild 2011 e il finanziamento del Festival Filmmaker di Milano che le consentirà di realizzare un nuovo video in stop motion sul tema della contrapposizione tra l’identità del corpo collettivo e l’emancipazione dell’individuo)

Rita Casdia vive e lavora a Milano, ma è legata da tempo alla Galleria Nuvole, che già nel 2005 presentava nello spazio di via Bonello Non mi trattengo dall’amarti - quattrocento figurine che conducevano alla visione di un video interattivo ironico e insieme feroce sui crudeli  rituali della relazione amorosa – successivamente Criss Cross Loop nel 2008 e nel 2011 MiniBaby.


Rita Casdia è nata a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) nel 1977. Diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo, si trasferisce presto a Milano, dove consegue il diploma specialistico, indirizzo cinema/video, presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera. Selezionata nel 2003 dal concorso europeo Pépinières pour Jeunes Artistes partecipa al programma Artists in context - Artists against exclusion con l’esposizione alla Galerie d’Art Contemporain des Urbanistes, Fougères, Francia. Nel 2006 presenta il video Sole al V Festival Internazionale del Cinema Muto Musicato dal Vivo, Aosta. Lo stesso anno vince sia nella selezione Paesaggi umani di Filmmaker con il video Piccole donne crescono, sia la selezione del concorso nazionale Movin’Up organizzato dal GAI, che le consente di realizzare in Canada, presso il centro Groupe Territoire Culturel, il video Criss Cross Loop e una serie di disegni.

Le sue opere video hanno partecipato a numerosi festival e rassegne, fra questi: Tina b, The Prague  Contemporary Festival, Trieste Film Festival rassegna video Catodica, Videoart Yearbook - Bologna, Fisheye rassegna internazionale di video arte e cinema sperimentale presso il Cinema Aquila di Roma, TO FIND A VIDEO al Castello di Rivara, 39˚ Festival du Nouveau Cinéma, Montréal, Canada.

La Casdia figura tra gli artisti del SACS, lo Sportello per l’Arte Contemporanea della Sicilia, mentre alcune sue opere sono presenti nella collezione Unicredit.

 

english version

With her latest personal exhibition “good day - bad day”, which is curated by Agata Polizzi, Rita Casdia returns to Palermo once again. The exhibition will be held at the Galleria Nuvole, which has just moved to its new location in Vicolo Ragusi. She is bringing with her a complex mix of pieces, whose interaction builds up to a powerful, emotional situation. This type of complexity has long been a characteristic of her work and research. “good day - bad day” consists of a series of drawings in various dimensions called Rainbow and Shadows, an installation called House, and a video entitled Smather.

goodday – badday is a step forward towards maturity and a deep dig into personal memories. It is a reflection of the artist’s bond with Sicily, where her origins lie, and therefore, also a reflection of the pain of separation. This time, more than ever, the works of art are based on the subject matter of memory.

In addition to new elements that enrich the work, one will also find the characteristic elements that have rendered Rita Casdia one of Italy’s most interesting artists (selected entry for the Cairo 2013 Prize, participation in the Video.it Exhibition of the Merz Foundation in Turin, selected entry for the Ariane de Rothschild 2011 Prize, and funding from the Filmmaker Festival of Milan to produce a new video in stop motion about the conflict between the identity of the collective body and the emancipation of the individual).

Rita Casdia lives and works in Milan, but she has been collaborating with the Galleria Nuvole for quite some time. In 2005, Rita presented “Non mi trattengo dall’amarti” (“I Won’t Stop Myself from Loving You”) at its former location in Via Bonello. This presentation showcased four hundred figurines in an interactive, ironic, and ferocious video about the cruel rituals of an amorous relationship. This presentation was followed by Criss Cross Loop in 2008 and MiniBaby in 2011.

 

Rita Casdia was born in Barcellona Pozzo di Gotto (Messina, Sicily) in 1977. She graduated in painting from the Accademia di Belle Arti in Palermo. Shortly after this, she moved to Milan, where she continued her studies and specialized in cinema/video at the Accademia delle Belle Arti in Brera. In 2003, she was chosen by the Pépinières pour Jeunes Artistes European Contest to participate in the Artists In Context - Artists Against Exclusion Program and its exhibition at the Galerie d’Art Contemporain des Urbanistes in Fougères, France. In 2006, she presented her video entitled “Sole” at the V Festival Internazionale del Cinema Muto Musicato dal Vivo in Aosta, Italy. That same year, her video “Piccole donne crescono” (Little Women Grow Up) was selected for entry at Filmmaker’s Paesaggi Umani (Human Landscapes) and GAI’s Movin’Up National Contest, which enabled her to make the video Criss Cross Loop and a series of drawings at the Groupe Territoire Culturel Center in Canada.

Her video works have been presented at numerous festivals and exhibitions. These include: Tina b, The Prague Contemporary Festival, The Trieste Film Festival – Catodica Video Exhibition, The Videoart Yearbook in Bologna, The Fisheye Experimental Film and Video Festival at the Aquila Cinema in Rome, TO FIND A VIDEO at the Castello di Rivara, and the 39th Festival du Nouveau Cinéma in Montreal, Canada

Ms. Casdia is one of the artists of the S.A.C.S., the Sportello per l’Arte Contemporanea della Sicilia (The Agency for Contemporary Art of Sicily). Some of her works are included in the Unicredit Collection.

 

 

TESTO CRITICO a cura di Agata Polizzi

A distanza di tre anni dall’ultima mostra personale (Mini Baby, 2010) Rita Casdia compie un ulteriore, viscerale, scandaglio emotivo attraverso la sua natura inquieta, e arriva più giù, fino alle paure, fino a toccare alcuni nodi irrisolti che rendono profondamente malinconico il suo sentimento.

Tre anni di lavoro e di preparazione disseminati di dubbi e di domande.  Un dialogo faticoso con il passato che se da un lato ha contribuito ad irrobustire la memoria, dall’altro ha definitivamente posto Rita Casdia di fronte al fatto che dal passato non si fugge, neanche con la fantasia. Allora ecco che di fronte alla certezza, non resta che affrontare la realtà, sapendo di dover convivere con ogni fantasma della mente. Sapendo che addirittura in essi si potrà persino trovare conforto.

Questo assunto non è la visionaria teoria dell’artista che vuole stupire arrovellandosi con improbabili contorsioni filosofiche, bensì è la sincera esperienza di una donna che alla fine del suo tormentato cercare, trova sé stessa.

La serie di disegni Rainbows and Shadows è un appunto di viaggio interiore, è la doppia faccia di una medaglia che se da un lato mostra ancora troppe ombre scure e dense, dall’atro si apre però alla luce, lasciando spazio al colore che molto probabilmente è guarigione e speranza. Disegni che sembrano essere per Casdia un esercizio preparatorio, il copione che poi diventa trama, che poi approfondisce la sua ragione attraverso le immagini.

Smother, video della durata di cinque minuti e trenta secondi, è il nucleo centrale del progetto, la rappresentazione di un’intensità relazionale unica: quella biologica e inspiegabile che esiste tra madre e figlia. Il legame, forse il più importante e più complesso, la radice di molta angoscia esistenziale. Un sentimento alimentato non dalla mancanza di amore, anzi esattamente dal suo contrario. Un amore che “soffoca” perché troppo grande da contenere.  

Due individualità, due realtà, e in mezzo infinite variabili che rendono insicura e tormentata Casdia, la pongono in eterna crisi con un rapporto da proteggere, da curare e alimentare. Con il tempo, lentamente cambiano i ruoli, s’invertono, finiscono per perdersi l’uno nell’altro. È così che inizia il cambiamento, l’accettazione, un abbandono totale e inevitabile alla natura, la quale impone presto o tardi il suo ritmo.

Il video, che definirei struggente, è una radiografia della memoria, la rappresentazione di un luogo amato, forse rassicurante, in cui si addensano, stratificandosi, destini di persone, ricordi, oggetti di tutta una vita. Sullo sfondo il paesaggio con i suoi rumori, movimenti, con la sua vitalità. La presenza ironica e un po’ inquietante di minuscoli improbabili ominidi, tracce di uno sguardo muto, costantemente puntato sulle cose, filo rosso che tiene vigile la mente, sospesa tra passato e presente. Presenze come sentinelle della narrazione, squarciata dalla cantilena ipnotica, da una voce infantile incontenibile e dolcissima, che pare voglia ribadire l’appartenenza a sé di una persona cara, colei che nessun’altro mai potrà sostituire.

La stessa bambina che chiama a sé la madre dà forma al simbolo per eccellenza dell’infanzia: la casa delle bambole. Si materializza così ciò che è solo un ricordo nell’installazione House, una scatola magica che ricompone un’idea, che senza dubbio ha una funzione didattica, perché è capace di dare sostanza visiva ai pensieri di Rita Casdia, che in essa circoscrive e racconta la sua immaginazione, immersa com’è a registrare un tempo sbiadito, a selezionare le immagini che via via affiorano nella mente, le stesse che hanno dato corpo alla sua narrazione visionaria. 

Le sensazioni visive e sensoriali che promanano dalla percezione dei lavori, tutti insieme, restituiscono ciascuna secondo una differente intensità, il travaglio a tratti dolente a tratti giocoso di Casdia, che non risparmia mai di coinvolgere l’osservatore mostrando il suo punto di vista, trasportandolo all’interno del suo mondo incantato, del quale lei è, e credo sarà sempre, prigioniera consapevole. 


english version

Three years after her last personal exhibition (Mini Baby, 2010), Rita Casdia has created another one. It’s a visceral, emotional plunge into her restlessness that digs more deeply this time around. It plunges right down to the fears and touches some unresolved knots that render Casdia profoundly melancholic.

Three years of work and preparation scattered with doubts and questions. A tiresome dialogue with the past, that, on one hand, has strengthened the role of memories, but on the other hand, has forced Rita Casdia to confront the fact that one cannot escape from the past, not even with one’s fantasy. So with this certainty, one doesn’t have a choice but to face reality. Knowing that one has to live with every ghost of the mind. Knowing, that one can even find comfort in them.

This assumption is not the visionary theory of an artist who is looking to astonish by racking one’s brains with improbable philosophical contortions. Instead, it is the sincere experience of a woman who, at the end of her torturous search, finds herself.

The series of drawings entitled Rainbows and Shadows is a diary of an internal journey. It is the two faces of a medal. On one side, it still shows too many dark and dense shadows. On the other, it opens itself to the light and leaves space for colour. Colour, which most probably symbolizes healing and hope. These drawings seem to be a preliminary exercise for Casdia. They are a manuscript that later becomes the plot, a manuscript that explores her rationale through images.

Smother, a video that lasts for five minutes and thirty seconds, is the central nucleus of the project. It is the representation of a unique relational intensity: the biological and unexplainable one that exists between mother and daughter. The bond, which may be the most important and complex. The root of much existential anguish. A feeling nourished not by the lack of love, but the exact opposite: a love that suffocates because it is too big to hold.

Two personalities, two realities, and in the middle, an infinite number of variables that torment Casdia. Variables that make her insecure, and create an eternal crisis around a relationship to protect, to heal, and nourish. With time, the roles slowly change. They become inverted, and in the end, they get lost within each other. It is here that the change begins. The acceptance, the total and inevitable abandonment to nature, which, sooner or later, dictates its own rhythm.

The video, which I would define as moving, is a an x-ray of memory, a representation of a loved, perhaps reassuring, place in which people’s destinies, memories, and objects of a lifetime thicken and stratify. In the background is the landscape with its sounds, movements, and vitality. The ironic and slightly restless presence of miniscule and improbable hominids, traces of a mute stare, constantly pointing at things. A red thread that holds the mind vigilant, suspended between the past and present. The presence of sentries of narration, disrupted by a hypnotic lullaby, by an infantile voice that is uncontrollable and sweet. This voice seems to want to reaffirm its belonging to a dear person. A dear person that nobody else could ever substitute.

The same baby girl that calls her mother to her gives form to the greatest symbol of childhood: the baby doll house. That which is simply a memory materializes inside this installation entitled House. A magic box that, undoubtedly, has a didactic function because it is able to give visual substance to Rita Casdia’s thoughts. It contains and narrates her imagination. Immersed so as to record faded time and to select images that gradually emerge in the mind. Those same images have given body to her visionary narration.

The visual and sensory feelings that emanate from the perception of the works as a whole bring back a different intensity in each second. Casdia’s work has painful and playful traits and it never fails to involve the observer and show her point of view.  It transports the observer inside her enchanted world – a world of which she is, and I believe will always be, a conscious prisoner.



 

Sei qui: Home Exhibitions Exhibitions good day-bad day | Rita Casdia